Cenni storici

Cambiamo del tutto argomento di studi, "abbandonando" la trattazione di campi elettrici e cariche elettriche, per parlare della magnetostatica. Come vedremo, in realtà, parlare di magnetostatica senza parlare di cariche elettriche non ha senso, quindi è per questo motivo che viene prima introdotto lo studio dei fenomeni elettrici, per poi passare ai fenomeni magnetici. Ci troviamo ancora in caso statico o stazionario, con le due equazioni di Maxwell che abbiamo già ricavato per il campo elettrico e con correnti stazionarie, per le quali vale l'equazione di continuità.

L'introduzione della magnetostatica come studio quasi completamente separato dall'elettrostatica è di motivo puramente storico; in realtà, il modo migliore per studiare il campo magnetico, perché fin da subito chiarisce bene il concetto, è quello di effettuare una trasformazione del campo elettrico secondo le trasformazioni di Lorentz, ottenendo che il campo elettrico così trasformato risulta essere proprio il campo magnetico. Storicamente, le equazioni di Lorentz sono successive al trattato di Maxwell sull'elettrodinamica (circa trent'anni più tardi), per cui si usa introdurre i fenomeni magnetici come qualcosa di completamente separato, anche se non lo sono.

Come vedremo a breve, le sorgenti del campo magnetico sono le cariche elettriche in movimento. Poiché il movimento non è assoluto, ma dipende dal sistema di riferimento scelto, delle cariche che per noi sono ferme generano un campo elettrico, per un osservatore in un sistema di riferimento diverso dal nostro, in movimento, queste risulteranno avere una propria velocità e generano un campo magnetico. Che i due debbano in qualche modo essere due facce della stessa medaglia, quindi, possiamo capirlo bene già da qui.

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