6. Strutture anarchiche ed equilibrio di potenza

Violenza interna e internazionale. Fra gli stati, lo stato di natura è uno stato di guerra. L’anarchia, o assenza di governo, è associata nei gruppi sociali come fra gli stati all’evenienza della violenza. La differenza tra la politica nazionale e internazionale non si trova nell’uso della forza, ma nella diversità dei modi di organizzarsi per impiegarla.

Interdipendenza e integrazione. Significato politico varia a seconda del settore. Settore formalmente organizzato: unità libere di specializzarsi. Le diversità fra le strutture nazionali e quelle internazionali si riflettono nel modo in cui le unità di ogni sistema definiscono i propri fini e sviluppano i mezzi per il loro raggiungimento. Indipendenza interna diversa da quella internazionale. La prima tiene unite le parti. La seconda le collega in modo elastico.

Due modi in cui la politica internazionale limita la cooperazione: 1. per ineguaglianza nella distribuzione prevista del maggior prodotto; 2. la condizione di incertezza riguardo alle intenzioni dell’altro. (analogia con oligopolio vs. imprese).

Come le nazioni, le imprese oligopolistiche devono essere più preoccupate della forza relativa che del vantaggio assoluto. Due preoccupazioni dello stato: 1. che una divisione di possibili guadagni favorisca altri più di se stesso; 2. di non diventare dipendente da altri a causa di tentativi cooperativi.

Il fatto che gli stati cerchino di assicurarsi il controllo di ciò da cui dipendono mostra la spinta imperialista ad ampliare la portata del controllo o l’impegno autarchico verso una sempre più grande auto-sufficienza. Imperativo nazionale: specializzazione Imperativo internazionale: provvedi a te stesso. In un sistema fondato sull’autodifesa le considerazioni di sicureza subordinano il guadagno economico all’interesse politico  successo = mantenimento autonomia, non aumento benessere.

Strutture e strategie. Il perseguimento dell’interesse personale produce effetti collettivi che nessuno vorrebbe, ma comportandosi diversamente gli individui danneggerebbero se stessi senza alterare i risultati complessivi. L’alternativa è un’organizzazione che consenta di superare alcuni degli effetti del mercato modificando la sua struttura. Le strutture possono essere cambiate solo cambiando la distribuzione delle potenzialità fra le unità. L’altra possibilità è l’imposizione di prescrizioni collettive. Non è possibile curarsi del sistema quando ogni paese è costretto ad aver cura di se stesso. Un forte senso di pericolo può condurre ad una chiara definizione dei fini che devono essere raggiunti. Una macroteoria della politica itnernazionale mancherebbe delle implicazioni pratiche della teoria macroeconomica. Il solo rimedio a un forte effetto strutturale è un mutamento della struttura.

I pregi dell’anarchia. Auto-difesa: principio necessario in ordine anarchico. I rischi possono essere evitati con il passaggio da una situazione di azioni coordiante ad una superiorità-subordinazione. Due scopi delle organizzazioni: svolgere le proprie funzioni istituzionali e conservare se stesse come organizzazioni. La prospettiva di governo mondiale sarebbe un invito a prepararsi ad una guerra civile mondiale. Le unità nell’ordine anarchico agiscono nel proprio interesse e non per conservare un’organizzazione. A livello nazionale: forza esercitata in nome del diritto. A livello internazionale: forza impiegata per la propria protezione e vantaggio. In politica forza come ultima ratio. In pol. Internazionale come prima e costante.

Anarchia e gerarchia. Non si deve (come fanno molti) considerare una vasta varietà di tipologie. Le società sono sì miste, ma questo non significa che alcune società sono ordinate secondo un terzo principio (e dire che ci sono dei casi limite non equivale a dire che esiste un terzo tipo di sistema).

Per costruire teoria della politica internazionale si deve pensare la politica internazionale come una realtà limitata, se ne debvono individuare alcune leggi ed elaborare un modello di spiegazione delle regolarità osservate.

La realpolitik indica i metodi attraverso cui è condotta la politica estera e ne fornisce il mutamento. La teoria dell’equilibrio tratta in modo specifico la politica internazionale. Tuttavia non è generamente accettata. La teoria dell’equilibrio pretende di spiegare un risultato che può non concordare con le intenzioni di alcuna delle unità le cui azioni congiunte producono quel risultato. La politica di equilibrio prevale ovunque siano soddisfatte due esigenze: che l’ordine sia anarchico e che le unità abbiano come scopo primario la propria sopravvivenza. Errore tipico: confondere una teoria della politica internazionale con teoria di politica estera (vedi Morghentau e Allison).

Le teorie strutturali guadagnano plausibilità se si ossevano similarità di comportamenti in realtà che differiscono nella sostanza ma che sono simili nella struttura. Benchè la teoria dell’equilibrio fornisca qualche predizione, tali predizioni sono indeterminate. Benchè gli stati siano inclini a reagire alle costrizioni e agli incentivi internazionali in accordo con le aspettative della teoria, è necessario ricordare che le politiche e le azioni degli stati sono anche modellate dalle condizioni interne. La storia di Tucidide insegna che gli stati cercano l’equilbrio di potere piuttosto che la sua massimizzazione. La teoria descrive la politica internazionale come realtà competitiva. A volte, rifiutare il gioco politico può avere effetti distruttivi. La stretta contrapposizione degli stati promuove la loro uniformità attraverso gli svantaggi derivanti dall’incapacità a conformarsi alle pratiche di successo.

Riassunto: la teoria produce molte aspettative sul comportamento e sui risultati. Attraverso di essa si può predire che gli stati assumeranno un comportamento equilibratore, sia che l’equilibrio di potenza sia il fine dei loro atti o meno. Dalla teoria si predice dunque una forte tendenza sistemica verso l’equilibrio. Tale aspettativa non parla della conservabilità dell’equilibrio una volta raggiunto, ma porta alla previsione che un equilibrio, una volta spezzato, sarà restaurato in un modo o nell’altro. Gli equilbri si formano continuamente. Poiché la politica descrive la pol internazionale come un sistema competitivo, è possibile prevedere più specificamente che gli stati mostreranno caratteristiche comuni ai concorrenti: si limiteranno reciprocamente e si socializzeranno al sistema.

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