4. Teorie riduzioniste e teorie sistemiche

Teorie riduzionistiche: spiegano i risultati internazionali attraverso elementi e combinazioni di elementi collocati a livello nazionale e sub-nazionale. N --> X

Sono teorie sul comportamento delle parti. L’errore di Hobson (credere di poter dedurre il comportamento esterno degli stati capitalisti dalla conoscenza del funzionamento delle loro economie, errore: predire i risultati dagli attributi) è assai comune nel XIX secolo. Gli scienziati politici, di orientamento tradizionale o moderno, reificano i loro sistemi riducendoli alle loro parti interagenti. Dietro la diversa facciata membri di entrambe le scuole rivelano il comune aspetto comportamentistico. Sia che gli studiosi credano di seguire la teoria dei sistemi o meno, essi seguono in realtà la stessa linea di ragionamento: analizzano la politica internazionale in termini di caratteristiche degli stati e di loro relazioni, non in termini di disposizione. Non è possibile capire la politica mondiale considerando soltanto le caratteristiche interne degli stati. Ogni Stato giunge alle proprie decisioni politiche attraverso processi interni, ma tali decisioni sono influenzate dalla presenza di altri stati e dalla interazione tra di essi.

La trama della politica internazionale resta assai costante, con modelli ricorrenti ed eventi che si ripetono senza fine. Il perdurante carattere anarchico della politica internazionale spiega la sorprendente uguaglianza della vita internazionale attraverso i millenni.

Una teoria crea la regolarità di comportamento, creando inoltre delle aspettative sui risultati prodotti dalle unità interagenti entro determinati campi di variazione. L’approccio comportamentista dominante procede per costruire una teoria politico-internazionale, attraverso l’elaborazione di proposizioni sul comportamento, le strategie e le interazioni degli stati.

La struttura di un sistema agisce come limite o forza ordinatrice; per questa ragione le teorie sistemiche sono in grado di spiegare e prevedere la continuità all’interno del sistema.

Critiche spesso rivolte contro gli approcci strutturali: 1. le strutture appaiono statiche a causa della loro lunga durata nel tempo: in realtà anche quando non cambiano, sono assai dinamiche. 2.struttura vista come un concetto vuoto: in realtà è proprio in tal modo che acquista potenza ed eleganza. Le strutture possono inoltre cambiare improvvisamente. La distinzione tra strutture anarchiche di tipo differente consente in qualche modo di definire gli effetti attesi in maniera più stretta e più precisa.

Una teoria sistemica della politica internazionale considera le forze che sono in gioco a livello internazionale, non a quello nazionale. Le teorie sistemiche, sia politiche che economiche, sono teorie che spiegano il modo in cui l’organizzazione di un settore agisce da forza ordinatrice e di costrizione sulle unità che interagiscono al suo interno. Nella misura in cui le dinamiche di un sistema limitano la libertà delle sue unità, il loro comportamento e gli effetti di esso divengono prevedibili. Le teorie sistemiche spiegano le ragioni della diversità di comportamento di unità differenti malgrado la loro posizione simile nel sistema.

In una teoria sistemica una parte della spiegazione dei comportamenti e degli effetti viene individuata nelle strutture del sistema stesso.

Termine “struttura”: due significati 1. designa un dispositivo che opera per produrre un’uniformità di effetti a dispetto della varietà degli input (mettono in gioco processi livellatori). Le strutture di questo tipo sono agenti o apparati in funzione all’interno dei sistemi e corrispondono a ciò che tradizionalmente viene preso a modello dagli scienziati politici. 2. insieme di condizioni di costrizione (significato che usa Waltz). Le strutture non operano come agenti e organizzazioni. Agenti e organizzazioni agiscono in modo diverso dai sistemi, ma le loro azioni sono influenzate dalla struttura del sistema. Le strutture influenzano in modo indiretto il comportamento all’interno del sistema.

Gli effetti sono prodotti in due modi: attraverso la socializzazione degli attori e attraverso la competizione fra essi (coppia di persone A e B: non soltanto ognuno di essi influenza l’altro, ma entrambi sono influenzati dalla situazione creata dalla loro interazione). La socializzazione porta i membri di un gruppo ad agire in conformità con le sue norme, incoraggia la conformità e riduce la varietà. La competizione genera un ordine a cui le unità adeguano le loro relazioni attraverso atti e decisioni autonome. Socializzazione e competizione sono i due aspetti di un medesimo processo attraverso cui si riduce la varietà dei comportamenti.

Vedi teoria economica di Smith: considera delle condizioni strutturali, quindi si applica ovunque prevalgano le condizioni indicate e indipendentemente dallo stato della conoscenza dei produttori e dei consumatori.

Strutture differenti possono produrre gli stessi risultati anche quando unità e interazioni variano. Non è possibile dedurre dall’uniformità dei risultati che gli attributi e le interazioni delle parti di un sistema sono rimasti costanti.

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