La diffusione degli strumenti volontari

Nell’ambito degli strumenti Europei di politica ambientale basati sulla logica della volontarietà e del comportamento proattivo delle organizzazioni, gli schemi di certificazione hanno guadagnato, negli ultimi venti anni, un ruolo di rilievo.

Gli strumenti volontari (come il Regolamento “gemello” dell’Ecolabel) sono stati concepiti introducendo nelle politiche ambientali della Commissione Europea concetti e meccanismi che, nel momento in cui gli schemi furono lanciati, rappresentavano elementi di rottura rispetto al passato. L’applicazione di questi schemi, infatti, diede vita, per la prima volta, ad uno “stile” di policy profondamente innovativo, fondato sulle logiche della certificazione volontaria e sulla possibilità di valorizzarla in chiave competitiva sul mercato. L’intento della Commissione era chiaramente quello di riuscire ad attirare l’interesse delle aziende e di convincerle dell’opportunità di mobilitare spontaneamente le loro risorse economiche, tecniche e gestionali verso percorsi di continuo miglioramento delle performance ambientali.

Ciò che ispirò questi strumenti fu la convinzione, come affermò la stessa Commissione Europea nel Quinto Programma d’Azione in materia ambientale, che i settori produttivi e, più in generale, tutti i soggetti privati (e pubblici) le cui attività hanno impatti sull’ambiente, non potessero essere identificati più soltanto come parte del “problema”, ma che dovessero essere considerati parte determinante della “soluzione”, e occorresse pertanto stimolarli a partecipare e collaborare nella costruzione di percorsi di sviluppo sostenibile.

Il principio che guidò la definizione e l’implementazione degli schemi ed Ecolabel era molto semplice: se ai soggetti più attivi sul fronte del miglioramento ambientale si fosse concesso un riconoscimento ufficiale “spendibile” sul mercato come elemento distintivo nei confronti dei concorrenti, ovvero nelle relazioni sociali come garanzia di credibilità, allora si sarebbero raggiunti contestualmente due obiettivi ambiziosi: da un lato, accrescere la capacità competitiva e in questo modo conferire un vantaggio concreto alle imprese e, dall’altro, innalzare il livello qualitativo delle prestazioni ambientali del sistema economico e produttivo. Come vedremo analizzando la diffusione di tali strumenti, l’intento della Commissione si è realizzato solo parzialmente, ma maggiore successo hanno avuto gli schemi originati all’interno delle norme della famiglia ISO (International Organisation for Standardisation) 14000 sui sistemi di gestione.

Contemporaneamente alla diffusione a livello europeo del regolamento EMAS, si è registrata infatti a livello internazionale l’avvio di un altro tipo di certificazione ambientale volontaria, ottenuta secondo la 14001, pubblicata alla fine del 1996 dall’ISO e revisionata poi alla fine del 2004. E’ un caso più unico che raro in cui coesistono una norma legislativa, con un regolamento europeo recepito nelle legislazioni nazionali, con una norma volontaria frutto della normazione tecnica di matrice privatistica. Il motivo principale è che la Commissione Europea muovendosi nel campo degli strumenti volontari ha intersecato il mondo ISO della normazione volontaria, che normalmente si sviluppa laddove le leggi non arrivano.

Il rapporto tra EMAS e ISO 14001 è tuttora oggetto di dibattito, ma le principali differenze rimaste tra i due riferimenti possono essere così sintetizzate:

  • la natura dei due sistemi: EMAS è uno schema promosso dalla Commissione Europea e gestito con il coinvolgimento degli organismi nazionali preposti alle politiche ambientali, mentre ISO rappresenta un sistema di normazione internazionale a carattere volontario di tipo privatistico (in quanto governato dalle imprese e dalle associazioni che le rappresentano);
  • i principali destinatari: l’EMAS (in perfetta coerenza con i propositi del V Programma) si rivolge innanzitutto all’opinione pubblica e alle istituzioni preposte al controllo dell’ambiente, mentre il principale (anche se non esclusivo) destinatario della certificazione ambientale secondo le norme ISO è il mercato e le imprese che in esso operano;
  • la dichiarazione ambientale: la particolare attenzione al pubblico presente in EMAS comporta il fatto che l’adozione del regolamento comporta la redazione di una dichiarazione ambientale che deve essere validata dal verificatore.

Una volta chiariti questi elementi di differenziazione, va sottolineato che, per quanto riguarda il contenuto prescrittivo, il Regolamento e le norme ISO 14001 sono molto simili. Inoltre, in occasione della revisione dell’EMAS del 2001 (e 2009) e nella successiva revisione della ISO 14001 del 2004, molte delle principali differenze di contenuto sono state ulteriormente attenuate.

I diversi passi per la realizzazione di un sistema di gestione ambientale vanno dalla fase conoscitiva (analisi ambientale iniziale) alla definizione delle politiche e dei programmi, alla struttura del sistema di gestione ambientale, all’audit.

Nel caso di EMAS vi è anche la redazione e messa a disposizione del pubblico della dichiarazione ambientale. Anche l’analisi ambientale è indicata in modo separato, a causa della forte attenzione agli aspetti indiretti introdotta con la revisione del Regolamento EMAS nel 2001 e solo parzialmente presente nella nuova ISO 14001.

Tornando alla ISO 14001, essa fornisce i requisiti standard per la certificazione di un sistema di gestione ambientale, consentendo alle aziende interessate di definire una politica ambientale stabilendovi i relativi obiettivi, tenendo conto della legislazione vigente e delle informazioni riguardanti gli impatti ambientali significativi, e di applicare il sistema agli aspetti ambientali su cui può esercitare un controllo.

Lo standard fornito dall’ISO permette alle aziende di qualsiasi settore produttivo di ottenere un riconoscimento della conformità della propria gestione ambientale ai suoi requisiti attraverso la certificazione. Va sottolineato che questo riconoscimento non riguarda i prodotti dell’azienda stessa (non è una forma di certificazione di prodotto), ma il sistema di gestione da questa implementato. La certificazione del sistema di gestione ambientale si ispira alla certificazione dei sistemi di qualità secondo i requisiti delle norme della serie ISO 9000 e rispetto a questa presenta numerose analogie in termini di apparato concettuale e impostazione metodologica.

Uno dei principali elementi di continuità nei confronti della certificazione di qualità consiste nella spendibilità di questo strumento da parte dell’azienda nei confronti del mercato internazionale che, a giudicare dai dati relativi ai primi anni di vita del sistema, ha risposto positivamente.

Nel primo quadriennio che va da settembre 1996 (pubblicazione delle ISO 14001) a novembre 2000, la certificazione ambientale secondo questo standard internazionale era stata rilasciata in tutto il mondo a 21.449 aziende (erano 11.421 solamente un anno prima, mentre nella tabella 1 si possono verificare i dati a partire da marzo 2000), con Giappone, Germania, Gran Bretagna e Svezia che guidavano il gruppo, vantando rispettivamente 4.636, 2.400, 1400 e 1370 certificazioni, seguite nella top ten da Stati Uniti (1130), Olanda (790), Francia (746), Taiwan (718), Italia (613), Spagna (592), Danimarca (580). All’epoca l’ISO 14001 stava conoscendo una diffusione estremamente rapida, in particolare nell’Europa settentrionale e in alcuni Paesi asiatici. Un fattore che ha sicuramente contributo ad aumentare la velocità di diffusione di ISO 14001 è costituito dalle connessioni e dalle sinergie tra questa norma e la serie di norme ISO 9000 sui sistemi qualità (Biondi et alii, 2000).

A distanza di quattro anni, come si può osservare nella tabella 1, la crescita si era mantenuta a livelli assolutamente significativi (quasi il 500% in cinque anni, grazie ad una crescita annua che va dal +63% del 2000 al 39% del 2004), con una conferma della netta leadership del Giappone, ma anche con il trend di assoluto rilievo di Cina, Spagna e Italia. Ciò a dimostrazione di come la diffusione della certificazione ambientale negli ultimi anni avesse visto una estensione dai Paesi del Nord Europa a quelli dell’area mediterranea, e dal Giappone alla nazione asiatica emergente (la Cina), quest’ultima interessata a valorizzare sui mercati l’attenzione di alcune sue imprese all’ambiente.

Può essere interessante soffermarsi un attimo su questo dinamismo che porta le imprese dei Paesi emergenti ad utilizzare la certificazione non solo di qualità, ma anche ambientale (e in prospettiva su tutte le tematiche della sostenibilità), come strumento per meglio accedere ai mercati internazionali. Ciò riguarda sempre di più le piccole e medie imprese, che da sole sarebbero meno in grado di ottenere sui mercati internazionali la necessaria credibilità. Un’analisi più approfondita del caso cinese nell’ultimo decennio può risultare particolarmente interessante al proposito.

Tabella 1 - Situazione delle certificazioni ISO 14001 (Top10 Paesi)

Nazione

mar-00 ott-04 dic-10 dic-12
Cina 85 5064 69784 91590
Giappone 3318 16696 35016 27774
Spagna 665 4860 18347 19470
Italia 246 4318 17064 19705
Gran Bretagna 1014 5460 14346 15884
Corea 463 2041 9681 11479
Germania 1950 4320 6001 7034
Svezia 1025 3404 4622
Romania 7418 8633
Repubblica Ceca 6629
USA 740 3890 5699
Francia 453 2344 7975
Totale 15.282 74.004 250.972 285.844

Dopo altri sei anni la situazione è infatti ancora cambiata, con una crescita del 330% (qui i tassi di crescita annuali risultano più contenuti andando dal massimo del 23% del 2005 al 13% del 2010) e con la nuova netta leadership della Cina, che come nel caso dei sistemi di qualità (ISO 9001) guida la classifica, con quasi il doppio dei certificati del Giappone. Spagna e Italia hanno consolidato la loro posizione, superando la Gran Bretagna; mentre tra i Paesi che sono cresciuti in misura significativa (a scapito di USA e Francia) vi sono la Corea, ma soprattutto Romania e Repubblica Ceca, a dimostrazione di come l’Est dell’Europa sia una nuova frontiera di sviluppo, soprattutto della certificazione ambientale. Un trend analogo è confermato a livello italiano dall’estensione della certificazione ambientale dalle regioni del centro-nord a quelle del sud, come evidenziato in precedenza.

L’ultima colonna, riferita alla fine del 2012, conferma in linea di massima le posizioni di fine 2010. Nella top ten rientrano Francia e USA, la Cina consolida fortemente la propria leadership, mentre il Giappone, seppur sempre in seconda posizione, ha visto contrarsi il numero delle certificazioni. L’Italia supera seppur di poco la Spagna diventando il terzo Paese al mondo. Il tasso di crescita si è ridotto significativamente, mostrando come la certificazione dei sistemi di gestione ambientali stia sostanzialmente in una fase di maturità.

In Tabella 2 sono riportati i dati degli ultimi anni per tutti gli schemi di certificazione dei sistemi di gestione. La qualità cresce di pochi punti percentuali, l’ambiente presenta comunque una crescita più contenuta rispetto al passato, mentre un recente schema che si sta sviluppando in misura consistente è la ISO 50001/2011, relativa ai sistemi di gestione dell’energia. Tra gli altri sta continuando a diffondersi la ISO 22000 sulla sicurezza e l’igiene ambientale, o la 13485 sui dispositivi medici.

Tabella 2 Diffusione dei sistemi di certificazione.

Ninni tabella diffusione.png

Per quanto riguarda la diffusione di EMAS, il trend di crescita ha un andamento meno positivo, anche se si deve rilevare il successo di questo strumento volontario che dopo il primo decennio di implementazione nel 2005 vedeva coinvolte oltre tremila imprese in Europa (Tabella 3)[1].

Negli ultimi anni questi valori sono ancora cresciuti, raggiungendo a fine 2010 le 4.542 registrazioni, grazie ad una forte crescita dei Paesi mediterranei (Spagna e Italia in primis) che hanno compensato la rilevante contrazione (in termini relativi) della Germania. Quest’ultima nelle dinamiche di avvio dello schema aveva avuto un netto predominio, con un numero di registrazioni oscillante tra il 70 e l’80% del totale dei siti presenti nell’elenco regolarmente pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee.

Tabella 3 - Diffusione dell’EMAS

gen-98 gen-00 gen-02 gen-03 gen-05 ott-14
Austria 35 190 362 331 254 279
Belgio 2 9 14 18 31 35
Danimarca 15 116 170 130 120 52
Finlandia 14 26 36 41 40 4
Francia 7 35 35 24 20 24
Germania 1116 2007 2662 2486 1641 512[2]
Grecia 0 1 7 9 6 42
Irlanda 2 6 8 8 8 4
Italia 0 24 74 123 253 1077
Lussemburgo 0 1 1 1 1 1
Malta 1 7
Olanda 9 25 24 27 25 5
Norvegia 38 55 64 56 30 17
Portogallo 0 0 2 3 23 59
Slovacchia 2 2
Slovenia 1 0
Spagna 1 51 165 263 412 1046
Svezia 15 157 212 201 118 11
UK 15 72 76 76 66 44
TOTALE 1269 2775 3912 3797 3067 3221[3]

A partire dal 2002 si è avuto però un calo delle organizzazioni registrate EMAS in Germania (che a fine 2010 è arrivata a 1.402 organizzazioni registrate, rispetto alle 1.641 del gennaio 2005).

Tale calo sembra ascrivibile ad un mancato rinnovo della registrazione da parte di numerose imprese, non più adeguatamente incentivate a livello governativo, nonché da una riaggregazione in un’unica registrazione da parte delle aziende multisito che in alcuni casi detenevano alcune decine di registrazioni.

La stessa dinamica ha riguardato gli altri Paesi leader sino al 2002: l’Austria (262 contro le 254), la Danimarca (91 contro le 120), la Svezia (75 contro le 120). Al contrario sono cresciuti in modo significativo i Paesi dell’area mediterranea: Spagna (che a fine 2010 aveva 1228 organizzazioni registrate), Italia (1095).

La maggior determinazione con cui i Paesi dell’Europa settentrionale hanno promosso e adottato questo tipo di strumenti di politica ambientale, dovuta alla compresenza di un forte orientamento all’autoregolamentazione e di un’elevata sensibilità ambientale, si è quindi venuta ad affievolire. Al contempo è maturata l’interiorizzazione culturale del valore ambientale da parte dei diversi attori sociali e in particolare delle imprese in nazioni come la Spagna fortemente orientate ad un nuovo sviluppo improntato alla sostenibilità.

Dal 2010 ad oggi, però, non si è avuta più crescita a livello europeo, anzi il numero delle registrazioni è calato sino raggiungere le 3371 organizzazioni registrate nell’ottobre del 2014, valore che riporta la diffusione di EMAS al livello del 2005.

Questa riduzione è stata parzialmente compensata dal numero di siti che hanno superato quota 10.000 (con il picco di 10.806 alla fine del 2013), grazie però principalmente alla registrazione di un’impresa come Unicredit, dotata di quasi 4500 siti che hanno ottenuto la registrazione nell’aprile 2013.

Questa forte contrazione mostra come (come probabilmente tutti gli strumenti volontari) abbia di fatto un ciclo di vita che, qualora il riconoscimento e la valorizzazione della registrazione da parte degli stakeholder non avvenga, comporta un graduale abbandono dello schema. Ciò non significa che le imprese non proseguano nell’utilizzo del sistema di gestione e nella comunicazione dei risultati conseguiti, ma ciò avviene più nello spirito del miglioramento interno delle prestazioni, piuttosto che in quello della valorizzazione esterna. In Europa si è assistito ad una sorta di sviluppo dualistico, con i Paesi del Nord (Germania in primis) che hanno caratterizzato fortemente il primo decennio di sviluppo, allontanandosi poi dallo schema. Viceversa quelli del Sud sono stati caratterizzati da una forte crescita nell’ultimo decennio, che ora si sta progressivamente affievolendo.

Gli unici Paesi che ora stanno crescendo in misura consistente sono quelli di recente entrata nell’Unione Europea, che hanno cominciato da poco il loro percorso con EMAS. Tra questi un caso molto interessante, data l’esiguità dimensionale, è quello di Cipro.

Ciò può essere un elemento che dimostra come, dopo un certo arco di tempo, sia necessario generare nuovi stimoli per consentire agli strumenti volontari di trovare nuovo vigore. Ciò, come abbiamo visto, non si è verificato per ISO 14001, dove la crescita si è comunque mantenuta interessante a livello europeo sino al 1992, con 105.534 organizzazioni certificate, più di un terzo di quelle presenti a livello globale e circa 30 volte di più di quelle EMAS.

Figura 1 Numero delle organizzazioni ISO ed EMAS a livello mondiale ed europeo e relativi tassi di crescita %

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Fonte: Elaborazione Adelphi e Scuola Superiore Sant'Anna sui dati del Registro EMAS

Lo stesso tasso di crescita tra il 2011 e il 2012 era stato dell’11% (Figura 1). La medesima dinamica settoriale e dimensionale può essere un interessante fattore di approfondimento.

I settori industriali maggiormente rappresentati nella prima fase di sviluppo sono stati la chimica, la lavorazione dei metalli, l’alimentare, le apparecchiature elettroniche e ottiche. Successivamente ha preso nettamente il sopravvento un altro settore, quello della gestione dei rifiuti, in funzione della elevata coincidenza della gestione d’impresa con la gestione ambientale.

Figura 2 – Numero di organizzazioni registrate per settore

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Fonte: Elaborazione Adelphi e Scuola Superiore Sant'Anna sui dati del Registro EMAS

Ciò vale anche per il settore delle utilities energetiche ed idriche che rappresenta l’altro settore industriale in forte crescita, mentre tutti gli altri appaiono in contrazione (Figura 2).

Il fenomeno forse però più interessante dal punto di vista settoriale riguarda il comparto dei servizi, introdotto dopo la prima revisione di EMAS, dove le pubbliche amministrazioni si collocano in una posizione di leadership, allo stesso livello delle imprese del settore dei rifiuti. Per entrambe la gestione delle problematiche ambientali costituisce un elemento chiave, soprattutto in relazione ai rapporti con gli stakeholder, dell’attività complessiva.

Per quanto concerne la seconda variabile di interesse, quella dimensionale, accanto alla iniziale presenza massiccia di alcuni grandi gruppi industriali (Mercedes Benz, ABB, Siemens, etc.), si è manifestata una crescente presenza di aziende di minori dimensioni nell’elenco dei siti registrati.

Figura 3 Percentuale dei siti registrati per dimensione (aprile 2014)

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Fonte: Elaborazione Adelphi e Scuola Superiore Sant'Anna sui dati del Registro EMAS

Un altro elemento di interesse relativo alla diffusione di EMAS riguarda la legittimazione ottenuta in Paesi non appartenenti all’Unione Europea (ad es. Singapore) le cui istituzioni hanno riconosciuto la validità della dichiarazione ambientale prodotta dalle aziende aderenti al Regolamento come strumento di miglioramento dei rapporti con le autorità di controllo, le comunità locali, i singoli cittadini. Il nuovo Regolamento a partire dal 2009 ha dato piena legittimazione a questa estensione extraeuropea (Iraldo et alii, 2011).

Per quanto riguarda il nostro Paese, il decollo dell’EMAS è stato lento e faticoso, principalmente a causa delle difficoltà di avvio incontrate dall’organismo competente nazionale.

Dopo circa un anno di attività del Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit, nel dicembre del 1997 è stato registrato nell’elenco europeo il primo sito italiano e nei primi mesi del 1998 sono stati accreditati i primi verificatori ambientali.

Sino al 2012, tuttavia, la crescita delle registrazioni è stata rilevante, con un ritmo sostanzialmente equivalente a quello delle certificazioni ISO 14001. Dal 2012 ad oggi però anche l’Italia ha registrato un lieve calo delle registrazioni.

Di particolare interesse in Italia è stato l’approccio alle aree produttive omogenee e ai distretti, che prevede l’integrazione tra un sistema di gestione ambientale introdotto a livello territoriale e distrettuale con i sistemi di gestione delle singole imprese e che ha contribuito significativamente allo sviluppo dello schema nello scorso decennio.
  1. I dati in tabella 2 riflettono gli effetti della Revisione del Regolamento EMAS nel 2001 che ha trasformato la registrazione da siti ad organizzazioni. Essendoci molte organizzazioni multisito, il nuovo dato è più basso del precedente. A fine 2010 le organizzazioni registrate 4.542 corrispondevano a 7.794 siti.
  2. Il dato della Germania, preso come gli altri ad inizio gennaio 2015 dal sito della CE http://ec.europa.eu/environment//registration/sites_en.htm, appare secondo lo stesso gestore dell’ Desk non affidabile, per cui converrebbe considerare il dato dell’aprile 2014, pari a 1229 organizzazioni registrate, inserito nell’ “Interim Report Supporting the Evaluation of the Implementation of EMAS”, realizzato da Adelphi e dall’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant'Anna. Da tale rapporto sono state tratte alcune delle figure riportate nel seguito.
  3. A queste andrebbero aggiunte le organizzazioni registrate EMAS nei Paesi neo-entrati nella Unione Europea, pari a 129, tra cui, come vedremo in seguito, si segnalano le 45 della Polonia, le 38 di Cipro e le 25 dell’Ungheria.
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