Conclusioni

Dal quadro presentato nelle pagine precedenti emergono luci ed ombre nello sviluppo degli strumenti volontari, spesso connesse con la convinzione con cui i policy makers li hanno promossi. Indubitabilmente la vitalità in tale ambito è significativa, con un rinnovo continuo degli strumenti: da quelli più istituzionali promossi ad inizio anni novanta dalla Commissione Europea (l’EMAS e l’Ecolabel) che dopo due revisioni sembrano essere in una fase critica del proprio ciclo di vita, a quelli più frutto della normazione volontaria che hanno raggiunto una diffusione particolarmente significativa (in particolare l’ISO 14001) e che vedono un continuo rinnovo degli schemi (si pensi all’ISO 50001 o alla OHSAS 18001, o anche alle EPD ai sensi della 14021). Vi è quindi sicuramente un’esigenza di razionalizzazione e rivitalizzazione di alcuni di questi strumenti che la Commissione Europea sta perseguendo sia con lo strumento della footprint a livello di prodotto e d’impresa, sia con una analisi accurata delle modalità attraverso cui capitalizzare la profonda spinta nei confronti del contributo delle imprese alla sostenibilità che è stata attivata in Europa a partire dal V Programma di Azione.

Una delle questioni cruciali al proposito è il rapporto che esiste tra l’adozione degli strumenti volontari e, più in generale, di percorsi strategici orientati alla sostenibilità, e i risultati acquisibili in termini di vantaggi competitivi. A tal proposito si può fare riferimento ad una serie di studi effettuati negli ultimi anni che evidenziano alcune significative correlazioni tra sostenibilità e competitività.

In una recente review di Heras-Saizarbitoria e Boiral (2013) si può verificare come la correlazione tra sistemi di gestione e performance ambientali sia in generale positiva, ma non sempre dimostrata negli studi in oggetto. Ciò vale anche per le analisi, più limitate nel numero, per EMAS (Rennings et al., 2003; Iraldo et al., 2009; Wagner, 2002; Daddi et al., 2011). In un recente studio (Testa et al., 2014) si dimostra ad esempio come i due principali standard sui sistemi di gestione abbiano una certa complementarietà dal punto di vista dei risultati: ISO 14001 genera performance positive soprattutto nel breve periodo, mentre EMAS è uno strumento che ha una valenza più di lungo periodo. Così come gli effetti positivi siano più riscontrabili in organizzazioni complesse piuttosto che nelle Pmi.

Relativamente all’Ecolabel, nel valutare i risultati ottenuti dalle imprese che lo hanno ottenuto tra le prime in Italia era emerso come per la metà di esse il fatturato fosse aumentato grazie all’ottenimento di questa certificazione. Questi risultati sono poi ovviamente andati attenuandosi nel tempo.

In generale comunque gli strumenti volontari richiedono una sistematica attenzione da parte delle istituzioni e degli stakeholder che devono confermare e rinnovare il loro riconoscimento, per consentire il mantenimento dell’attrattività degli stessi per le imprese che l’adottano. Ciò può avvenire ovviamente in un processo dinamico, in cui l’impegno delle imprese, delle istituzioni e degli stakeholder sia continuamente arricchito: innovando e integrando gli strumenti, innalzando le performance attese, rafforzando lo spirito negoziale nella definizione delle regole del gioco in una prospettiva di lungo periodo.

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