Indicatori composti per la valutazione della performance economica e ambientale dei settori

La costruzione di un indicatore composto è utile nei casi in cui si desidera studiare un fenomeno complesso, al fine di “sintetizzare” in un unico valore l’informazione contenuta in diverse variabili. Così gli indicatori composti sono utilizzati, ad esempio, per informare i policy-maker, gli investitori o i cittadini sui trend e i cambiamenti delle performance nel tempo di diversi paesi (in termini di apertura dei mercati, sviluppo, sicurezza, istruzione, salute, diritti umani, ambiente, corruzione, ecc.) (OECD, 2008).

In questo paragrafo costruiamo due indicatori composti, al fine di classificare 11 settori manifatturieri dell’economia americana in base (a) alla potenzialità di promuovere la crescita dell’economia, (b) alla performance relativa alla riduzione dell’impatto ambientale.

Il primo indicatore, che denominiamo Indice di Settore Strategico (ISS), fornisce una classifica dei settori manifatturieri americani secondo la loro diversa capacità di promuovere la crescita dell’economia. La scelta di focalizzare l’analisi unicamente sui settori manifatturieri deriva dal ruolo peculiare che la letteratura economica riconosce a questi settori nelle dinamiche di crescita dell’economia, grazie a caratteristiche in grado di favorire un’elevata produttività del lavoro, economie di scala dinamiche, il cambiamento tecnologico e l'innovazione, ed esternalità positive.[1]

L'ISS è costruito sulla base di 5 variabili quantitative:

1. Valore aggiunto di settore in percentuale al PIL nazionale totale (2012): questa variabile considera il peso del settore nell’economia americana nel 2012, in termini di valore aggiunto.

2. Tasso di crescita dell’occupazione nel settore (2012-2007): è il tasso di crescita dell’occupazione nel settore dal 2007 al 2012. Descrive in particolare come il numero di addetti (misurati come equivalenti all’occupazione a tempo pieno) si è modificato nel settore durante gli anni della crisi economica.

3. Valore aggiunto per addetto (2012): è la produttività del lavoro nel settore nel 2012. Essa mostra le capacità “intrinseche” di un settore di produrre ricchezza economica, a prescindere dal volume totale di produzione realizzata nel settore.

4. Tasso di crescita del valore aggiunto per addetto del settore (2007-2012): è la crescita della produttività del lavoro nel settore nel periodo 2007-2012. Mostra come è variata nel tempo la capacità propria del settore di produrre ricchezza economica.

5. Investimento privato in immobilizzazioni per addetto (2012): è il valore degli investimenti privati in immobilizzazioni nel settore per addetto nel 2012. Fornisce una misura di quanto il settore sia o meno ad alto contenuto di capitale e della propensione del settore privato ad investire nell’industria.

Le 5 variabili utilizzate per costruire l’ISS – che fungono da criteri per definire il concetto di “strategico” – sono coerenti con l’idea di considerare sia la struttura produttiva esistente (considerando ad esempio il peso dei settori nell’economia) e di “spostare” il sistema verso i settori a più alto valore aggiunto (considerando ad esempio il valore della produttività di settore). Le variabili utilizzate tendono inoltre a valutare le performance e il potenziale dei settori sia in una prospettiva statica che dinamica (considerando i tassi di crescita di alcune delle variabili di interesse).[2]

Il secondo indicatore, che chiamiamo Indice di Settore Strategico Green (ISSG), è costruito per valutare le performance dei settori rispetto al contenimento e alla riduzione del proprio impatto ambientale. Con l’ISSG si vuole in particolare affrontare il problema del consumo energetico e dell’emissione di sostanze inquinanti nei processi produttivi industriali, mettendo in luce i settori a minore impatto e che nel tempo hanno migliorato la propria efficienza energetica e ridotto le proprie emissioni di Co2 nell’ambiente. Facendo riferimento a quanto illustrato nel precedente paragrafo, con l’ISSG si vogliono individuare i settori che risultano maggiormente strategici per il loro contributo alla riduzione dei consumi energetici e dell’inquinamento dell’aria, in vista della definizione di possibili “meccanismi premianti” nei confronti dei soggetti che realizzano i migliori risultati, utili ad incentivare l’innovazione e l’adeguamento a processi produttivi maggiormente sostenibili.

Come il precedente indicatore, l’ISSG è costruito sulla base di 5 variabili:

  1. Emissioni di Co2/Energia (2012): indica la quantità di Co2 emessa nell’ambiente dal settore per ogni unità di energia consumata nel 2012.
  2. Tasso di variazione delle Emissioni di CO2/Energia (2012-2011): indica dal 2011 al 2012 come è variata nel settore la quantità di CO2 emessa nell'aria per ogni unità di energia consumata.
  3. Energia/Valore Aggiunto (2012): è l'intensità energetica di settore e indica la quantità di energia consumata dal settore nel 2012 per ogni unità di valore aggiunto prodotto.
  4. Tasso di variazione Energia/Valore Aggiunto (2012-2007): è la variazione della variabile precedente nel periodo dal 2007 al 2012.
  5. Tasso di variazione dell'Energia per addetto (2012-2007): indica come è variato il consumo energetico per addetto nel settore nel periodo dal 2007 al 2012.

In sintesi, l’ISSG è costruito per tenere conto sia dei diversi livelli d’inquinamento e di consumo di energia che caratterizzano i settori, ma anche dei miglioramenti o peggioramenti che nel tempo sono intervenuti (considerando i tassi di variazione delle variabili d’interesse). Si tenta in questo modo di analizzare l’impatto ambientale dei settori in una prospettiva anche dinamica.

Si noti che a elevati valori delle variabili che compongono l’ISSG corrisponde una bassa performance ambientale dei settori: poiché si vuole valutare la strategicità dei settori in modo che a una riduzione dell’impatto ambientale corrisponda un elevato valore dell’indicatore di strategicità, nel calcolo dell’indice si è tenuto opportunamente conto di questo fatto.[3]

Considerando entrambi gli indicatori proposti – ISS e ISSG –, l’applicazione al caso degli Stati Uniti consente di effettuare una comparazione tra i settori con le migliori potenzialità di promuovere la crescita dell’economia americana e quelli che hanno raggiunto le migliori performance in termini di riduzione dell’impatto ambientale.

Una volta scelte le variabili che compongono i due indici, il metodo per calcolare un indicatore composto si articola in due fasi: 1) trasformazione delle variabili originali (principalmente per permettere la confrontabilità tra esse); 2) aggregazione delle variabili per ottenere una misura di sintesi del fenomeno oggetto d’interesse.[4]

Nella prima delle due fasi di costruzione dell’indicatore, le variabili originali vengono tutte trasformate mediante normalizzazione nell’intervallo (0,1) in modo che, per ognuna delle dimensioni analizzate, al migliore dei settori venga attribuito un valore trasformato tendente a 1 e al peggiore di essi corrisponda un valore trasformato tendente a 0, dove migliore e peggiore in questo contesto corrispondono rispettivamente a maggiore e minore strategicità. Per tutti gli altri settori il valore trasformato è un numero, compreso tra 0 e 1, tanto più grande quanto maggiore è la strategicità del settore stesso.

Formalmente, se indichiamo con X_jk il valore della k-esima variabile per il settore j, con J il numero di settori, con Y_jk il corrispondente valore normalizzato e con T_k() la trasformazione per normalizzare la k-esima variabile:

dove e , sono costanti che sommate rispettivamente al numeratore e al denominatore, permettono di ottenere valori normalizzati strettamente compresi tra 0 e 1, per evitare valori infiniti o impossibili e forme di indeterminatezza nella fase di aggregazione.

La seconda fase, quella di aggregazione, consiste nel combinare le variabili normalizzate applicando un’opportuna funzione di combinazione. In questa fase si richiedono due scelte: quella relativa alla funzione di combinazione e quella sui pesi da assegnare alle singole variabili, per incorporare nell’indicatore il diverso grado di importanza delle stesse.

Nel nostro caso, per entrambi gli indicatori abbiamo attribuito alle rispettive variabili d’interesse peso identico e le abbiamo combinate applicando la funzione di Fisher, ottenendo per ciascun settore j i valori (1) dell’ISS e (2) dell’ISSG:

dove, per l'ISS, K rappresenta il numero di variabili (pari a 5); Y_jk indica il valore normalizzato della k-esima variabile per il j-esimo settore; è il peso attribuito alla k-esima variabile.

Analogamente, per l'ISSG, H rappresenta il numero di variabili (pari a 5); Y_jh indica il valore normalizzato della h-esima variabile per il j-esimo settore; è il peso attribuito alla h-esima variabile.

La funzione combinante di Fisher ha la caratteristica di tendere ad accentuare l’importanza strategica di quei settori che presentano valori particolarmente elevati anche solamente in poche variabili.

I valori finali dei due indicatori sono normalizzati nell’intervallo (0,1): settori con valori degli indici ISS e ISSG prossimi a 1 hanno un elevato grado di strategicità (economica e di riduzione dell’impatto ambientale), mentre quelli con valori prossimi a 0 possiedono un modesto grado di strategicità.

  1. Su questo punto vedi, ad esempio, Tregenna (2009, 2014); Chang et al. (2013).
  2. Con riferimento alla letteratura inerente ai settori strategici (vedi il paragrafo precedente), le variabili utilizzate nell'indicatore escludono dimensioni relative ai collegamenti a monte e a valle tra i diversi settori. Nonostante queste dimensioni abbiano giocato un ruolo importante nella tradizionale misurazione della rilevanza strategica dei settori, abbiamo scelto di escluderle dall’ISS. Infatti, mentre in un contesto commerciale "chiuso" le relazioni a monte e a valle di un settore produttivo potevano avere ricadute importanti sullo sviluppo complessivo del sistema economico nazionale, con la progressiva liberalizzazione dei mercati avvenuta a partire dall'inizio degli anni '90 è divenuta centrale la capacità delle imprese di inserirsi in reti globali di fornitura e di vendita. Queste dinamiche hanno reso meno rilevante ai fini dello sviluppo nazionale il fatto che un settore economico sia verticalmente integrato nell'economia domestica (vedi, ad esempio, Gereffi et al., 2005; Pack e Saggi, 2006; Gibbon et al., 2008; Pietrobelli e Rabellotti, 2011; Elms e Low 2013; Giunta et al, 2012; Arrighetti e Ninni, 2014).
  3. In particolare per il calcolo dell’ISSG si utilizza il valore del complementare a 1 delle variabili normalizzate nell’intervallo (0,1). Sulla normalizzazione delle variabili vedi di seguito.
  4. Studi approfonditi sulle diverse metodologie applicabili per la costruzione di indicatori composti sono trattati, tra gli altri, in Arboretti et al. (2007), Bonnini et al. (2009), Marozzi (2009), Fayers e Hand (2012).
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