Gli interventi a favore del settore energetico e della green industry

Il settore energetico e delle industrie “verdi” sono stati al centro dell’attenzione dell’amministrazione Obama. Tra gli obiettivi perseguiti in questo ambito emergono in particolare, la riduzione della dipendenza dal petrolio estero, la riduzione dei costi dell’energia, il miglioramento dell’efficienza industriale, la creazione di posti di lavoro qualificati, la riduzione dell’inquinamento e in generale la promozione di una maggiore qualità della vita (Di Tommaso e Schweitzer, 2013).[1]

In questa prospettiva l’ARRA del 2009 ha stanziato circa 90 miliardi di dollari, 60 miliardi in incentivi diretti alle attività produttive e 30 miliardi come crediti di imposta (ERP, 2010). Sono stati numerosi i settori coinvolti in questo intervento.

Nel campo della produzione di energie rinnovabili (solare, eolica e geotermica) l’investimento è stato di 23 miliardi di dollari.

Nel settore dei trasporti, compresi i veicoli ibridi plug-in, veicoli elettrici e infrastrutture necessarie al loro funzionamento, l’amministrazione ha predisposto investimenti di 16 miliardi di dollari, di cui 2,4 miliardi per la costruzione di impianti di produzione di batterie e componenti per veicoli elettrici. Altri 300 milioni di dollari sono stati investiti, attraverso la General Services Administration, nell’acquisto di veicoli energeticamente efficienti prodotti in America (Di Tommaso e Schweitzer, 2013).

Al fine di ridurre il consumo nazionale di energia elettrica, è stata prevista la costruzione di una moderna rete elettrica (smart grid). L’investimento del governo a questo scopo è stato di 4 miliardi di dollari. Tra gli investimenti programmati nell’ambito dell’ARRA vi è stato inoltre lo stanziamento di 400 milioni di dollari per la costituzione della Advanced Research Projects Agency - Energy (ARPA-E), un’agenzia finalizzata all’investimento in progetti di ricerca per tecnologie energetiche avanzate (ERP, 2010).

L’ARRA ha infine anche previsto crediti di imposta da 500 a 1.500 dollari per la ristrutturazione delle abitazioni private, secondo norme di efficienza energetica (Di Tommaso e Schweitzer, 2013).[2]

Il grafico sottostante riassume alcune delle principali voci di spesa dell’ARRA nell’ambito degli interventi volti a promuovere il miglioramento del settore energetico e delle green industry.[3]

Figura 1: Recovery Act Clean Energy Appropriations by Category.

Fonte: Economic Report of the President (ERP) (2010), p. 246.

Nel quadro generale illustrato in queste pagine sulla più recente politica industriale americana si assiste ad un rinnovato e consistente attivismo del governo degli Stati Uniti in campo economico.

In particolare il carattere in molti casi selettivo rispetto a particolari segmenti dell’economia dell’intervento di politica industriale negli Stati Uniti, rende l’analisi volta ad individuare i settori e, più in generale, i target che risultano maggiormente “strategici” nel promuovere gli obiettivi di policy estremamente rilevante.

Prima di affrontare questo tema sotto il profilo quantitativo, con l’analisi del sistema manifatturiero americano, illustriamo nel prossimo paragrafo la letteratura di riferimento relativa ai settori strategici.
  1. Per riguarda in particolare gli obiettivi di sostenibilità ambientale, nel programma di governo presentato dall’amministrazione Obama durante la prima campagna era presente l’impegno a ridurre le emissioni di Co2 dell’80% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2050, a raggiungere la quota del 25% di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili entro il 2025, a raggiungere la quota del 30% dell’energia elettrica utilizzata dal governo federale proveniente da fonti rinnovabili entro il 2020, e a rendere tutti i nuovi edifici carbon neutral, ovvero con emissioni nulle, entro il 2030.
  2. Nonostante le spinte dell’amministrazione per lo sviluppo delle “industrie verdi”, alcuni autori ritengono comunque che nell’approccio americano manchi una continuità nell’impegno e non ci sia una visione strategica di lungo periodo per il supporto a questi settori. Mazzucato (2013) ad esempio afferma: “Gli Stati Uniti hanno evidenziato orientamenti contradditori: lo Stato sta effettuando ingenti investimenti iniziali nelle tecnologie verdi, ma procede senza una visione e un obiettivo chiari, e senza un impegno a lunga scadenza su una serie di tecnologie chiave, con il risultato che il mix energetico nazionale è rimasto in buona parte invariato” (Mazzucato, 2013, p. 170).
  3. Oltre agli interventi qui presentati, nell’ambito delle politiche ambientali l’amministrazione aveva previsto inoltre il programma Cap and Trade, incluso nell’American Clean Energy and Security Act del 2009 (ERP, 2010). Tale programma tuttavia non è stato mai attuato anche a causa della perdita della maggioranza alla Camera alle elezioni di mid-term nel 2010 (Di Tommaso e Scheweitzer, 2013). Il sistema Cap and Trade sostanzialmente avrebbe fissato un limite totale annuo sulle emissioni di gas serra e diviso tale ammontare in “indennità” (corrispondenti al diritto per un’impresa di emettere una tonnellata di gas inquinante nell’atmosfera). Queste indennità sarebbero poi state assegnate alle imprese attraverso un’asta e le imprese sarebbero state libere di commercializzarle tra loro, creando in questo modo un mercato delle “indennità”. Il sistema, oltre a garantire che non venisse superato un certo livello di inquinamento, avrebbe potuto incentivare le imprese a ricercare sul mercato le tecnologie più convenienti, al fine di ridurre le emissioni di carbonio, con una conseguente spinta all’innovazione delle tecnologie in questo settore (ERP, 2010).
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