Criteri meta-economici e ambientali

Un altro tipo di letteratura rispetto a quella richiamata fino ad ora, suggerisce che i settori strategici possono (o dovrebbero) essere normativamente definiti anche andando oltre criteri basati meramente sulle capacità di contribuire alla crescita economica. In questo ambito la letteratura sul concetto di Development, da anni è impegnata nell’evidenziare come le dinamiche produttive che caratterizzano i diversi paesi debbano essere valutate anche da prospettive che vanno oltre le variabili tradizionali di crescita e di performance economica (Arndt, 1987; Hirschman, 1981; Ingham, 1993; Sen 1983, 1999; UNDP, 1990).

Da questo punto di vista i settori possono essere considerati tra loro differenti perché potrebbero in diversi modi favorire un interesse strategico direttamente connesso alle capacità delle persone “di vivere il tipo di vita cui attribuiscono un valore” (Sen, 1999).

In questo contesto, ad esempio, i settori sanitario, delle tecnologie per l’ambiente, dell’istruzione, sono frequentemente citati come ambiti fondamentali per lo sviluppo sociale e, pertanto, basilari nel dibattito volto a definire quali settori siano strategici per una società (UNDP, 1990 e varie annate).

Questi settori meritori riflettono un modello di sviluppo che generalmente è ampiamente accettato nella discussione politica di molti paesi e all’interno delle istituzioni internazionali.[1]

Ai fini del presente lavoro è utile evidenziare come il tema della sostenibilità ambientale dello sviluppo rientri a pieno titolo nel dibattito sui settori strategici.

In primo luogo, infatti, le problematiche energetiche ed ecologiche – legate alla scarsità, al crescente costo e all’impatto ambientale delle fonti energetiche non rinnovabili (combustibili fossili in particolare) – richiedono l’individuazione di fonti energetiche alternative. Tale scelta apre un dibattito – che negli ultimi anni ha coinvolto in modo importante anche l’opinione pubblica[2] – che si fonda in modo centrale sulla valutazione di quali siano le fonti energetiche alternative che risultano strategiche in una prospettiva di lungo periodo (Armaroli e Balzani, 2011a, 2011b; Delucchi e Jacobson, 2011; Setti e Balzani, 2011; Smil, 2008). In questo caso l’importanza strategica può essere valutata in base a criteri economici (come il contenimento dei costi dell’energia e, più in generale, l’efficienza del sistema produttivo), ma anche in base a motivazioni che superano la sfera strettamente economica, tra cui quelle geopolitiche, legate cioè alla capacità di ridurre la dipendenza energetica dall’estero (Di Tommaso e Schweitzer, 2013; Cappellin et al., 2014), e quelle ecologiche, relative alla riduzione dell’impatto ambientale (Armaroli e Balzani, 2011a). In ultima istanza la promozione di particolari fonti energetiche piuttosto che altre si sostanzia nel supporto a specifici settori economici, che divengono i target (auspicabilmente strategici) della politica pubblica e industriale.

In secondo luogo, oltre all’individuazione di fonti energetiche alternative, il problema del fabbisogno energetico e l’obiettivo della tutela ambientale impongono la definizione di strategie per la riduzione nei consumi energetici e del loro impatto inquinante (Armaroli e Balzani, 2011; Cappellin et al., 2014; Frey, 2014), sia in termini relativi (rispetto quindi all’output realizzato per quantità di energia impiegata e inquinamento prodotto), che in termini assoluti. Da questo punto di vista possono essere considerati strategici quei settori e segmenti dell’economia che realizzano le migliori performance in termini di miglioramento dell’efficienza energetica e riduzione dell’impatto ambientale, rispondendo agli obiettivi di abbassamento dei livelli di consumo di energia e di inquinamento. In questo contesto “meccanismi premianti” nei confronti dei soggetti che realizzano i migliori risultati, d’interesse per le strategie di politica industriale, possono svolgere un ruolo centrale nell’incentivare l’innovazione e l’adeguamento a processi produttivi sostenibili.

Questa breve rassegna della letteratura dimostra che ci sono diversi criteri e obiettivi che potrebbero giustificare una politica settoriale e la promozione di specifici settori. Questo è il motivo per cui le pratiche di politica industriale richiedono una chiara e trasparente specificazione delle priorità politiche, in vista di possibili trade-off tra obiettivi diversi. Nel prossimo paragrafo si illustrerà la metodologia utilizzata nelle analisi statistiche.
  1. Si veda, ad esempio, il concetto di sviluppo umano dell’UNDP (UNDP, 1990), nel quale la promozione della salute e dell’istruzione risultano cruciali per valutare il progresso sociale.
  2. Per il caso italiano ci si riferisce ad esempio al Referendum sul nucleare.
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