Applicazione al caso degli Stati Uniti

In questo paragrafo presentiamo i risultati ottenuti applicando l’Indice di Settore Strategico (ISS) e l’Indice di Settore Strategico Green (ISSG) al caso dell’industria americana.

L’analisi è stata condotta rielaborando i dati settoriali forniti dal U.S. Department of Commerce, Bureau of Economic Analysis e dalla U.S. Energy Information Administration.[1]

Gli indicatori sono stati calcolati per 11 settori manifatturieri dell’economia americana, al fine di individuare le attività produttive con il migliore potenziale strategico dal punto di vista economico e ambientale. La tabella 1 riporta le classifiche ottenute secondo l’ISS e l’ISSG, dove la posizione 1 rappresenta il settore migliore e la posizione 11 il settore peggiore per importanza strategica.

Tabella 1. Classifiche ISS e ISSG relative a 11 settori manifatturieri americani.

La classifica ottenuta con il calcolo dell’ISS mostra un diverso potenziale dei settori manifatturieri di promuovere la crescita dell’economia americana. L’analisi fornisce quindi un’informazione preliminare sui settori che, in base alle variabili che compongono l’ISS, hanno presentato le migliori performance economiche e che quindi potrebbero potenzialmente essere oggetto di particolare attenzione in fase di definizione della politica industriale. Ai primi posti troviamo i settori Chemical products, Computer and electronic products, e Food and beverage and tobacco products.

La classifica ottenuta invece sulla base dell’ISSG mette in luce i settori manifatturieri che hanno raggiunto le migliori performance in termini di contenimento e riduzione dei consumi energetici e dell’impatto ambientale.

Come si nota dal confronto tra i due ranking in alcuni casi le performance economiche sono coerenti con quelle ambientali. È il caso ad esempio del settore Computer and electronic products, che risulta al secondo posto sia nella classifica dell’ISS sia in quella dell’ISSG, oppure del settore Transportation equipment, al quarto posto in entrambi i ranking.

In altri casi tuttavia i settori con i più elevati livelli di strategicità dal punto di vista economico si collocano tra i settori con le peggiori performance sul piano ambientale. È il caso in particolare del settore Chemical products, al primo posto nella classifica dell’ISS, ma al penultimo posto nel ranking dell’ISSG.

Ad un livello generale l’analisi mostra quindi l’esistenza di possibili trade-off tra obiettivi di crescita economica e obiettivi di tutela ambientale. In questa circostanza una politica industriale che non consideri entrambi gli orizzonti potrebbe risultare efficace sotto il profilo economico, ma fallimentare sotto quello ecologico (o viceversa). In fase di definizioni delle politiche pubbliche diviene quindi di fondamentale importanza selezionare i target della politica industriale considerando congiuntamente obiettivi economici e di riduzione dell’impatto ambientale, calibrando gli strumenti e le modalità d’intervento in base alle specifiche problematiche che si ritiene necessario affrontare. In particolare, l’attuale scarsità di risorse finanziarie impone necessariamente di dirigere l’attenzione del policy-maker verso quei settori che presentano un’importanza strategica per il sostegno e la crescita del reddito nazionale (o di una particolare area geografica), ricercando nel contempo di promuovere, in questi specifici segmenti dell’economia, un’evoluzione dei processi produttivi verso una migliore efficienza energetica e una riduzione dell’impatto ambientale.

In questo contesto “meccanismi premianti” nei confronti degli agenti economici che realizzano le migliori performance possono svolgere un ruolo centrale nell’innescare meccanismi virtuosi di innovazione e adeguamento a processi produttivi sostenibili.
  1. Vedi rispettivamente i siti internet “http://www.bea.gov/index.htm” e “http://www.eia.gov/forecasts/aeo/data.cfm”. I dati settoriali forniti dalle due diverse fonti statistiche sono stati adattati per renderli tra loro compatibili ai fini della costruzione dei due indicatori. In particolare rispetto ai 19 settori manifatturieri previsti dalla classificazione dei settori produttivi del 2012 del North American Industry Classification System (NAICS), utilizzata nei dati forniti dal Department of Commerce, alcuni settori sono stati accorpati, mentre altri non sono stati considerati nell’analisi poiché incomparabili con i dati forniti dal U.S. Energy Information Administration. L’analisi è stata infine condotta considerando complessivamente 11 settori manifatturieri.
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