Recessioni e recuperi

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Ci sono anni buoni e anni cattivi. La crescita del PIL fluttua nel corso del tempo e per spiegare queste fluttuazioni serve il modello di domanda e offerta aggregata. In linea generale un altro modo di esaminare il grafico di domanda e offerta è quello di considerare che l’andamento del PIL oscilla intorno al suo andamento di lungo periodo.

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GDPn è la possibilità dell’economia di produrre esattamente quanto è naturale fare per l’economia stessa (PIL in equilibrio). Quindi GDPn è la misura di quanto si può produrre e ci sono momenti in cui l’economia viaggia più veloce rispetto al suo rispetto normale e momenti in cui viaggia più lenta o addirittura in cui il PIL decresce. L’alternarsi di recessioni e riprese nell’economia lo si misura misurando le distanze tra il “tetto” e il “pavimento” del ciclo economico. Il ciclo economico è fatto da una recessione e da una ripresa, la combinazione di queste due cose nel corso del tempo ci descrive l’andamento del ciclo economico. Quindi mediamente implica che queste oscillazioni danno luogo a una media che è quella di GDPn, ma in realtà per la maggior parte del tempo l’economia è lontana dal GDPn, quindi sta producendo troppo o troppo poco rispetto alle sue capacità di lungo periodo. Per questo ci sono i cicli economici, questa componente, cioè la parte transitoria del livello del PIL rispetto al suo livello di lungo periodo è quello che chiamiamo business cycle. L’altra componente di GDPn è influenzata da tecnologia, demografia, capacità di innovare, ecc.

Come facciamo a misurare quando arriva una recessione o quando arriva la ripresa? Ci sono degli indicatori che possono aiutarci a prevederla?

Recessione: La crescita del PIL sia minore di 0 per due trimestri consecutivi (definizione statistica). In realtà però questa definizione non è estremamente utile, perché come sempre però le cose meccaniche possono risultare delle regole per tirare una conclusione rapidamente guardando dei dati, ma in realtà per cercare di capire se l’economia va bene o va male ci sono altre variabili oltre al PIL (dato trimestrale) (andamento delle vendite al dettaglio (dato mensile), l’andamento della produzione industriale e degli ordini (dato mensile) e l’andamento dell’occupazione (dato mensile)). Se guardiamo questi indicatori otteniamo degli

aggiornamenti del PIL più frequenti. Di fatto la definizione statistica di recessione si basa sul fatto di essere in grado di confrontare come va il PIL in un trimestre rispetto a quello precedente. Per poter stabilire se l’economia italiana è in recessione nel primo trimestre 2016, dobbiamo confrontare il PIL del primo trimestre 2016 con il PIL del quarto trimestre 2015, e questo sarà un numero negativo, dopo che già avevamo trovato un numero negativo tra il quarto trimestre 2015 e il terzo trimestre 2015, allora significa che siamo in recessione. Ovviamente la recessione parte da quando si è registrato il primo segno meno. Come mai però non è ovvio il fatto di confrontare il PIL di un trimestre rispetto a quello precedente? Per via della stagionalità (a gennaio ci sono i saldi e i consumi salgono, a pasqua si produce di meno come a natale ma c’è più turismo e più consumi di determinati beni, ad agosto nessuno lavora, ecc.). Come si fa quindi a confrontare due trimestri completamente diversi? Le aziende, a causa della stagionalità, confrontano il q1 2016 con il q1 2015. Cioè si confronta un trimestre con il trimestre dell’anno prima. Ma come si applica così la definizione statistica di recessione a questo sistema che hanno le aziende di calcolare il loro PIL o i loro fatturati? Abbiamo bisogno di confrontare un trimestre con il trimestre dell’anno prima. Questo si fa destagionalizzando i dati (sappiamo che tutti i natali sono più o meno uguali). Bisogna inoltre misurare quante sono le giornate lavorative nel corso di un anno. Calcolare come un paese è in recessione implica la destagionalizzazione dei dati del PIL. Ci sono quindi due punti importanti: per poter calcolare la definizione tecnica di recessione bisogna destagionalizzare applicando un filtro statistico che elimini la componente stagionale e la componente di calendario (pasqua, ecc.). Quello che avviene è che viene generato un PIL di cui seguiamo la crescita in due modi: rispetto al trimestre precedente e rispetto allo stesso trimestre dell’anno prima. Perché non si usano a livello aziendale le statistiche? Perché le statistiche sono solo delle ipotesi che vengono incorporate nel filtro statistico che applichi ai dati, e possono essere sensate o meno. Se le tecniche di destagionalizzazione sono imperfette, ci potrebbe essere una distorsione indotta dalla destagionalizzazione nei dati che osserviamo. È questo il motivo per cui le aziende non destagionalizzano.

YoY (tendenziali) = anno su anno (confronto trimestri uguali di anni diversi)

QoQ (congiunturali) = trimestre su trimestre (confronto un trimestre con quello precedente)

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Tendenziali sarebbe: rispetto all’anno scorso come stiamo facendo? Congiunturali: rispetto al trimestre precedente come stiamo facendo?

Questi dati ci suggeriscono che è tornato il segno più nell’economia italiana dopo anni di segno meno. L’ultimo trimestre con segno negativo è stato l’ultimo trimestre del 2014. Il dato annuale, che è destagionalizzato e corretto per gli effetti di calendario (pasqua che cade in trimestri diversi, ecc.), vediamo che il PIL dell’Italia è cresciuto dello 0,6% rispetto all’anno precedente. La crescita media di tutto l’anno si può pensare come la crescita media tendenziale di ogni trimestre. Il dato annuale è più o meno la media dei dati dei quattro trimestri. Nel 2012 il PIL in Italia scendeva a ritmi del 3%. La cosa importante da tenere a mente però è che non bisogna sommare i dati tendenziali per trovare quello congiunturale. Il dato congiunturale ci dice oggi quant’è il PIL rispetto al trimestre precedente, e questi possono essere sommati.

Dati concatenati = PIL reale

La crescita dell’Italia in realtà sta già rallentando. Inoltre dal susseguirsi delle variazioni congiunturali vediamo che l’Italia per 2 anni ha avuto una crescita praticamente nulla. Nel 2015 il PIL corretto per gli effetti di calendario è aumentato dello 0,6%.

Una volta stabilito cosa fa il PIL complessivamente, l’Istat ci dice le varie voci del PIL in che modo hanno influenzato questo dato. Il PIL è quindi aumentato ma per la domanda interna o estera? Per la domanda interna privata o pubblica?

ESEMPIO COMUNICATO ISTAT:

Nel quarto trimestre del 2015 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dell'1,0% nei confronti del quarto trimestre del 2014. Nel corso dell'anno la crescita congiunturale ha mostrato un progressivo indebolimento.

La stima odierna conferma quella preliminare diffusa lo scorso 12 febbraio.

Il quarto trimestre del 2015 ha avuto due giornate lavorative in meno del trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto al quarto trimestre del 2014.

Nel 2015 il PIL corretto per gli effetti di calendario è aumentato dello 0,6%. Si fa notare che il 2015 ha avuto tre giornate lavorative in più rispetto al 2014.

La variazione acquisita per il 2016 è pari a 0,2%.

Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna sono aumentati in maniera significativa, con incrementi dello 0,3% per i consumi finali nazionali e dello 0,8% per gli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono cresciute, rispettivamente, dell'1,0% e dell'1,3%.

La domanda nazionale al netto delle scorte ha contribuito per 0,4 punti percentuali alla crescita del PIL, con apporti di 0,2 punti decimali dei consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private (ISP) e di 0,1 punti decimali sia della spesa della Pubblica Amministrazione (PA), sia degli investimenti fissi lordi. La variazione delle scorte ha contribuito negativamente alla variazione del PIL (-0,4 punti percentuali), mentre il contributo della domanda estera netta è stato positivo per 0,1 punti percentuali.

Si registra un andamento congiunturale positivo per il valore aggiunto dell'industria e dei servizi (+0,1% per entrambi i comparti), mentre il valore aggiunto dell'agricoltura è diminuito dello 0,1%. In termini tendenziali, il valore aggiunto dell'agricoltura è aumentato dell'8,4%, quello dell'industria dell'1% e quello dei servizi dello 0,5%.

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Possiamo osservare la grande recessione nel 2008/2010 e un’altra recessione nel 2012/2014. Nel 2015 l’Italia ha fatto +0,8% rispetto al 1,5% dell’Euro Zona.

Non bisogna confondere livelli e tassi di crescita.

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