Un rallentamento della crescita mondiale

Cosa minaccia la crescita?

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In gennaio il riassunto che veniva fuori dal FMI era che gli scenari economici internazionali (prezzo del petrolio, tassi di cambio, tassi di interesse e commercio internazionale) erano positivi nel 2016 e nel 2017, perché il FMI dava in accelerazione la crescita del volume del commercio internazionale, anche se questi tassi di crescita sono molto più bassi rispetto alla crescita storicamente studiata (circa 10%). Il FMI rivedrà un po’ a ribasso questi dati per il 2017. Notiamo infatti che l’accelerazione sarebbe dovuta arrivare dai paesi emergenti, ma vi è appunto una frenata da parte di questi avvenuta nel 2015 (Brasile e Russia in particolare). La recessione Brasile e Russia è una delle incognite che continuano ad opprimere le possibilità di crescita in tutto il mondo, inoltre la Cina non sta accelerando. Il commercio internazionale doveva quindi essere in accelerazione, ma probabilmente non lo sarà. Associato a questo, c’è l’andamento del prezzo delle materie prime che sono scese di un numero molto grande per i paesi che esportano petrolio e altre materie prime, e questo vuol dire che le loro esportazioni in valore sono molto più basse. La previsione del FMI era di un prezzo del petrolio ancora in calo nel 2016. Un’altra cosa che veniva data più alta era l’inflazione, ma anche questo dato sarà rivisto in ribasso. Inoltre la prospettiva di ciò che succede al tasso di interesse che prevale sui mercati internazionali che era dato in crescita, ma in realtà probabilmente sarà in decrescita per gli USA, e stabile per l’Euro zona. I tassi di interesse in America dovrebbe essere rialzati nel 2016 ma non è sicuro. Questo implica che il valore della moneta salga, ma se non ci sarà questo apprezzamento del dollaro, i tassi di interesse nel mondo rimarranno bassi e questo rappresenta un ulteriore minaccia sulla crescita in Italia, anche perché l’Euro si sta apprezzando. Nel 2015 queste erano le previsioni:

  • Commercio mondiale in accelerazione (sarà in realtà verso il basso)
  • Cambio euro/dollaro in deprezzamento (stabile)
  • Petrolio e materie prime ancora giù

Nel Gennaio 2016 le condizioni esterne apparivano favorevoli alla crescita economica complessiva con il commercio mondiale che cresce di meno, il cambio euro/dollaro che è meno favorevole che in passato, il petrolio che rimane basso per Italia, quindi nell’insieme condizioni meno favorevoli per il 2016, rispetto a quanto previsto.

Il Governo prevedeva che il PIL sarebbe cresciuto dell’1,6% nel 2016. I Governi tendono a essere ottimisti per aumentare il gettito, cioè a parità di base imponibile il governo può contabilizzare entrate fiscali più grandi. Inoltre quando il PIL aumenta, le tasse aumentano in modo più che proporzionale rispetto al PIL. Quindi i governi cercano di essere un po’ ottimisti. Andando però a vedere cosa prevede il FMI, che prevedeva che nel 2016 la crescita italiana avrebbe dovuto essere già 1,3 a gennaio. L’OCSE a fine febbraio ha detto però che sulla base dei sui conti il mondo sarebbe cresciuto del 3% e l’Italia dell’1%, con l’Euro zona farà 1,4% anziché 1,7% che il FMI prevedeva.

L’Istat ha diffuso una previsione del PIL del primo trimestre del 2016.

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Se q1 è un +0,1% come dice l’Istat, come facciamo a tirare fuori una previsione di quanto può essere il 2016 rispetto al 2015? Vediamo come saranno q2, q3 e q4. La crescita sarà 1,6 solo se la crescita economica fosse 0,8 in ogni trimestre. Bisogna confrontare la crescita dei 4 trimestri con la crescita congiunturale del 2015 che è un PIL che è stato sempre in crescita. È altamente improbabile che questo succeda. Prendendo tutte le crescite congiunturali dal 2000 a oggi questo non è mai successo (0,8% per tre trimestri consecutivi). Con un primo trimestre un po’ migliore, questo dato sarebbe stato forse possibile. La previsione del FMI (1,3) è anche molto difficile che si verifichi (0,65% per tre trimestri consecutivi). Questo è successo solo una volta tra la fine del ’99 e l’inizio del 2000. Per ottenere 1 (previsione dell’OCSE) occorrono tre trimestri da 0,45. Quante volte è successo? In realtà è successo nel 2006/2007, quindi non è una cosa impossibile ma era 10 anni fa prima della crisi. Se l’Italia cresce nel 2016 come è cresciuta nel 2015 (mediamente 0,25% a trimestre), cosa più probabile, si avrà una crescita dello 0,7%, che è molto lontano dallo 1,6%. Questo vuol dire che il governo dovrebbe tener conto nel fare le previsioni, di alcuni vincoli che vi sono. Supponiamo poi che l’economia italiana, che si è fermata, faccia 0,1% anche negli altri tre trimestri. Inoltre c’è da tenere conto del fatto che il 2016 avrà due giorni lavorativi in meno (0,1% del PIL). Quindi questi sono gli scenari con cui il governo in questo momento si sta confrontando.

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