L’andamento del PIL annuale

Nel 2015 anche nell’economia italiana è tornato il segno più, ma la ripresa negli ultimi mesi si sta già un po’ fermando.

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L’Istat adotta una procedura un po’ diversa, cioè usa una media dei prezzi correnti e passati, al posto di tenere i prezzi dell’anno base usa i prezzi di ieri e di oggi per calcolare le quantità. I valori concatenati sono un modo per calcolare il PIL a prezzi costanti. Il grafico individua quindi i tassi di crescita del PIL in termini reali. Dopo anni con il segno meno, nel 2015 l’Italia è tornata a crescere, e la crescita è stata dell’0,8 dopo tre anni di decrescita. Ci son stati due anni con il segno più (2010, 2011) dopo altri 2 anni molto negativi. Il dato del 2015 solleva in realtà discussioni, perché in realtà non è stata dovuta al Governo la crescita (come invece spesso si sente dire) ma alle politiche della BCE, che hanno tenuto basso il costo del denaro e questo ha favorito una ripresa della domanda. Un modo per cercare di capire chi ha ragione, bisogna guardare al growth gap, cioè il divario di crescita tra Italia e Europa, perché la crescita dovuta alla BCE dovrebbe essere arrivata in tutti i paesi europei allo stesso modo. Quindi da questo punto di vista è utile vedere cosa è successo al divario della crescita nel 2014, e quello che si vede è che l’accelerazione che si è osservata in Italia è stata un’accelerazione maggiore rispetto agli altri paesi dell’Euro zona.

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Il divario di crescita con l’Euro zona si è dimezzato, quindi questo segnala che non è stato solo merito delle politiche della BCE. È sufficiente quindi questo per dire che la crescita è ritornata grazie al governo? Ci sono altri 2 elementi che vanno considerati. Potrebbe essere che le politiche della BCE sono state più efficaci nei paesi che ne avevano più bisogno (paesi dell’Europa mediterranea (Grecia, Spagna, Portogallo, Italia), cioè quelli che avevano lo spread più alto).

Spread = differenziale costo del debito pubblico nei confronti della Germania

Con le politiche espansive vi è stata una riduzione degli spread, cioè dei tassi di interesse, più alta da noi rispetto agli altri paesi europei. Quindi a parità di politiche, può essere che l’effetto di queste politiche sia stato un po’ asimmetrico tra i paesi dell’Euro zona. Se è così vuol dire che effettivamente è tutto merito delle politiche espansive della BCE. Un altro elemento da considerare è supporre che l’Italia ha fatto meglio degli altri con le sue forze, questo è merito delle iniziative pro crescita che ha introdotto il governo (es. 80 euro, riforme varie), c’è però anche il fatto che se le famiglie ricominciano a consumare e le imprese ricominciano a investire non è solo merito del governo, ma anche delle imprese e delle famiglie. Quindi le politiche della BCE possono aver avuto degli effetti diversi nei vari paesi e gli sviluppi relativi alla crescita in Italia possono anche non essere attribuiti completamente al governo. Al momento non siamo ancora in grado di distinguere quale sia la verità.

Guardando la crescita tendenziale (stesso trimestre dell’anno prima) e congiunturale (trimestre precedente), vediamo che la ripresa dell’Italia sta rallentando guardando i dati congiunturali, destagionalizzando i dati, il PIL quindi vediamo che negli ultimi trimestri è sceso, anche se vi è ancora crescita.

Riassunto: c’è una ripresa ancora in corso, ma la crescita è stata declinante.

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