Bilanci delle banche

Nel corso del tempo alla ripresa è mancato il credito. Le banche in Italia sono molto più importanti rispetto ad altri paesi nel determinare i finanziamenti alle aziende.

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Se guardiamo le passività delle società non finanziarie (aziende) vediamo che sul totale dei 3600 miliardi circa un quarto dei prestiti viene da banche e altre società finanziarie. Un’altra cosa è che le azioni quotate contano poco, nel senso che le aziende italiane non si quotano in borsa. Vanno bene invece le azioni non quotate, il cui prezzo è determinato dal rapporto tra i soci che possono dar luogo a valori di mercato o anche lontani dal mercato. Inoltre le aziende non emettono corporate bonds, essendo la maggior parte piccole aziende. Ci sono poi i debiti commerciali. La cosa importante è che la salute dei bilanci bancari è cruciale nel determinare se le aziende hanno credito per poter fare investimenti. Se i bilanci bancari vanno male, le aziende non hanno soldi per fare i loro investimenti. Nel corso del tempo infatti alla ripresa è mancato il credito.

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Il primo grafico descrive l’andamento dei prestiti bancari al settore privato non finanziario, e vediamo che sull’asse delle y ci sono i tassi di crescita rispetto ai 12 mesi precedenti (o sui 3 mesi). Se all’inizio del 2014 abbiamo un -4, fatto 100 il livello dei prezzi, vuol dire che è -4% su 104. Questo vuol dire che i prestiti non salgono, ma che è minore il calo dei prestiti.

Anni Livelli Tassi di crescita credito

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Quanto credito c’è nell’economia dopo la crisi rispetto a prima della crisi? 10% in più. Grossa parte di questo credito però è credito deteriorato. Le banche si sono trovate piene di crediti deteriorati (di cui alcuni inesigibili).

Il grafico sulla destra ci dice cosa è successo all’interno dei settori. Dove c’è stata una ripresa del credito? Il credito alla manifattura alla fine del 2015 è finalmente ripartito; mentre il credito alle costruzioni continua a mostrare un segno meno. I mutui son tornati su per le famiglie. Anche ai servizi il credito non è ancora tornato com’era. Il credito quindi non è ancora tornato a circolare, anche se è molto più alto rispetto al 2007.

Le banche si sono trovate quindi questi crediti deteriorati. A questo punto la banca si ripatrimonializza, cioè cerca di raccogliere capitale sul mercato per affrontare eventuali mancati rimborsi da parte di coloro a cui hanno dato a prestito i soldi (famiglie o imprese).

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Questo grafico presenta come sono venuti fuori i coefficiente patrimoniali delle banche (capitale sicuro/asset pesati per il rischio). La BCE fissa un coefficiente intorno all’8% per vedere se la banca ha abbastanza capitale, ma dipende dalle banche (a volte lo fissa più basso). Le banche in effetti però si sono ricapitalizzate e hanno superato il coefficiente minimo. In questi giorni è stato fatto il fondo ATLAS per aiutare nella ricapitalizzazione le banche che ne hanno bisogno e nel riacquisto dei crediti deteriorati. È stata creata una holding nazionale per le banche di credito cooperativo, in modo che queste banche possono rivolgersi a questa holding per chiedere capitale.

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Questo fondo ATLAS è saltato fuori, perché sul totale dei prestiti fatti a giugno 2015 (500 miliardi alle famiglie e 1000 miliardi alle imprese), i prestiti che vanno bene sono circa il 90% per le famiglie consumatrici, ma le imprese che hanno debiti con scadenze rispettate sono solo il 70%. I crediti deteriorati sul totale sono circa 290 miliardi (29%); i crediti in sofferenza (difficoltà permanenti di rimborso) valgono 166 miliardi. In realtà queste sono le cosiddette sofferenze lorde, cioè al lordo degli accantonamenti delle banche.

Una strategia potrebbe essere quella che hanno fatto le imprese bancarie in America, di cedere questi asset, ma in Italia le sofferenze cedute o cartolarizzate sono 11 miliardi sul totale. Come mai è così basso?

Il fondo ATLAS è un modo per cercare di salvare le banche, anche se potrebbe portare giù tutte le banche, ma non fare niente sarebbe stato un problema più grande.

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Non tutti i settori sono ugualmente esposti all’emergere dei crediti deteriorati. Se prendiamo la quota dei prestiti bancari ai settori, sul totale dei prestiti bancari, vediamo che le quote di crediti deteriorati più o meno sono uguali. C’è un settore che è diverso dagli altri ed è il settore delle costruzioni, dove i crediti deteriorati sono una frazione molto più grande del totale (30% su 17% dei finanziamenti).

Bail in: grande novità entrata in funzione nel 2016 ed ha dei pro e dei contro. Il bail out è la procedura che prevede che una banca non può fallire. Per salvare la banca servono i soldi pubblici e questa è la pratica del bail out. Fino ad oggi se una banca andava male ad essere coinvolti erano i possessori delle azioni. Siccome però il bail out è costoso. Con il bail in si è stabilito che a contribuire al dissesto di una banca, ad essere chiamati in causa sono anche i detentori di depositi bancari sopra i 100.000 euro. Una volta che siano stati chiamati azionisti, obbligazionisti e depositanti dopo può intervenire lo stato con il bail out. Prima invece lo stato interveniva direttamente per salvare la banca. Quelli al sicuro sono i depositanti sotto i 100.000 euro

e i bond garantiti da attivi. I pro di questa misura sono che c’è una regola al posto di una consuetudine (non per forza si doveva intervenire); non si fanno più drammatici salvataggi all’ultimo momento con i soldi dei contribuenti. L’ipotesi è che non ci siano effetti di feedback sui contribuenti dopo. I contro sono: aumento costo raccolta fondi per le banche; aumento tassi per emissione obbligazioni bancarie; minor valore di mercato delle banche; aumento costo del credito.

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Il problema è stato particolarmente grave in Italia, perché le famiglie italiane sono quelle che hanno comprato più bond bancari rispetto agli altri stati, fatto 100 i bond bancari emessi i bond nei portafogli delle famiglie sono il 28%.

Conclusione: questo problema delle banche mina la fiducia. La ripresa dell’economia italiana è minacciata comunque da 5 parti. Di sicuro quello che vale è che ci vuole il lavoro e ci vuole il credito. La fiducia delle famiglie è abbastanza elevata, quella delle imprese di meno. Rispetto al passato la crescita dipende più dalla domanda interna che da quella estera.

APPROFONDIMENTO

Chi affonda quando le banche vengono salvate?

I salvataggi bancari vecchio stile non sono più possibili. Le nuove regole impongono perdite ai risparmiatori, come abbiamo visto per le quattro banche regionali. Inutile prendersela con l’Europa, perché anche noi abbiamo approvato le nuove norme. Bisogna informare meglio i clienti delle banche.

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