Regola del 70

Ci dice quanti anni ci vogliono per raddoppiare il livello di una determinata variabile. La regola è: 70/ tasso di crescita. Se il mondo cresce del 3,5%, 70/3,5 fa 20, quindi ci vogliono 20 anni per raddoppiare il valore del PIL (2036). La Cina ha fatto 10% l’anno per 30 anni, questo dà il senso di potere di crescita. 10% l’anno vuol dire che il PIL non ti si raddoppia ogni 20 anni come succede al resto del mondo ma ogni 7 anni, anche se ora sta rallentando.

Come mai il mondo è cresciuto così rapidamente? Perché i paesi emergenti sono cresciuti rapidamente; la Cina sta rincorrendo i paesi avanzati ma sono ancora lontani dalle performance di questi. Una volta distinte le categorie di paesi, possiamo andare a guardare dentro le categorie e notiamo che anche tra i paesi avanzati ci sono gli star performance: nel 2015 sono stati la Spagna (+3%), USA (+2,5%), Regno Unito (+2,2%). Ci sono poi le delusioni di crescita tra i paesi avanzati: l’Italia è andata molto sotto la media (+0,8%), ma anche il Giappone. Da questi dati vediamo anche che la differenza di crescita tra l’Italia e l’Europa sta diminuendo. Lo stesso discorso va fatto per i paesi emergenti, anche se le cose sono cambiate piuttosto radicalmente nel 2015. È vero che la media è 4%, ma se andiamo a vedere ai BRIC le cose sono molto diverse. I BRIC infatti non esistono più, perché bisognerebbe separarli date le loro diverse performance (BR – IC). Brasile e Russia sono esportatori di materie prime e India e Cina sono importatori e utilizzatori di materie prime. Se la sensibilità della domanda del petrolio al prezzo del petrolio, a quel punto i produttori di petrolio se la passerebbero bene, ma quando scende il prezzo la domanda di petrolio dovrebbe aumentare molto, quindi domanda elastica. Una domanda elastica è una domanda in cui quando il prezzo scende di poco la quantità domandata aumenta di tanto; una domanda rigida è una domanda in cui quando il prezzo scende di poco la quantità aumenta di poco, e nel caso del petrolio è questa la forma della curva di domanda. Brasile e Russia hanno tanti prodotti ma sono pochi quelli da cui ricavano le miglior performance; in particolare per la Russia il petrolio e per il Brasile la canna da zucchero. Quindi se la domanda di questi prodotti è inelastica, questi prodotti perdono rispetto al passato e quindi vediamo i numeri negativi sulla crescita. Questo però è un beneficio per chi usa materie prime (es. Italia). Per i paesi emergenti la volatilità tra i PIL dei paesi è molto più ampia rispetto ai paesi avanzati. L’Africa a sud del Sahara se la passa piuttosto bene.

Tassi di crescita attesi per il 2016, punti percentuali

-3: Brasile, Russia

+1: Giappone, Italia

+1.5: Euro zona (EZ)

+2.5: Usa

+3: Medio Oriente e Nord Africa

+4: Africa a sud del Sahara

+5: Asean-5 (Indonesia, Malesia, Filippine, Thailandia, Vietnam)

+6: Cina

+7: India

Nel 2016 la crescita sarà in Asia, nell’Asia emergente e molto di meno nei paesi esportatori di materie prime e per i paesi avanzati.

Di fronte ad ogni scenario economico ci sono delle variabili esogene, cioè ci sono cose che riguardano l’andamento del mondo nel suo complesso, quindi l’andamento del PIL dell’Italia deriva da 3 cose esogene:

  • Crescita del volume del commercio internazionale: in accelerazione sono soprattutto le importazioni dei paesi emergenti (da +0,4 % ad un 3,4%), qui centra molto la decelerazione della Cina, perché se la Cina esporta e importa meno, rallenta in automatico il volume del commercio internazionale;
  • Prezzi delle materie prime: si prevede calino ancora anche nel 2016 dopo essere calati del 47% per il petrolio e i prezzi delle materie prime non legate al petrolio sono calati del 17% (es. canna da zucchero, grano) e continueranno a calare;
  • Tassi di interesse internazionali: il più usato è il cosiddetto LIBOR; si prevede che vadano su negli Stati Uniti e scendano sui depositi nell’area Euro diventando addirittura negativi, questo genera una probabilità di apprezzamento del dollaro e deprezzamento dell’Euro, perché il valore delle valute dipende dal differenziale dei tassi di interesse. Il tasso di interesse in America sarà vicino al tasso di inflazione, questo vuol dire che il costo reale del credito (tasso di interesse nominale – tasso di inflazione) continua ad essere 0. Una volta fatta una previsione è obbligatorio farsi delle domande (es. cosa mi conviene fare con i miei soldi), dobbiamo farci delle opinioni su ciò che sarà e bisogna avere un modello in testa. Quando si fa una previsione per il futuro una cosa che è opportuno avere a mente è che alcune previsioni sono più fondate, altre meno. Quindi è bene, una volta fondata una previsione media, bisogna sapere che vi è una rischiosità. Quando si considera il rischio di sbagliare la previsione vi son due rischi: essere troppo pessimisti o troppo ottimisti. Cosa sta succedendo che potrebbe produrre un risultato diverso da quello previsto?
  • Ciò che succede in Cina: la Cina rallenterà dal 6,9% al 6,3%. Essendo un’economia grande questo implica il far scendere le previsioni dell’economia mondiale. Cosa succede se il rallentamento della Cina sarà più marcato rispetto alle previsioni? Questo potrebbe avere delle implicazioni sulla crescita mondiale e la fonte di questo ulteriore rallentamento è che di fatto la Cina sta rallentando perché è cresciuta molto rapidamente ma senza fare tutte le riforme del sistema economico che potrebbero trasformarla in un’economia sviluppata. Si parla ancora di urbanizzazione, ed è una crescita di tipo quantitativo basata sull’investimento e sulle esportazioni e poco basata sui consumi. I cinesi hanno sacrificato i consumi a favore del risparmio, investono il 40% sul PIL. Il governo sta cercando di trasformare l’economia in un economia basata sui consumi, quindi di renderla più simile agli Stati Uniti. Per fare questo ci vuole una classe media che abbia abbastanza reddito da spendere in beni di consumo. Questo è il problema in cui si sta incagliando la Cina, e quindi il primo downside risk è che la Cina non riesca a completare la sua transizione.
  • Bassi prezzi delle materie prime: se la Cina va più piano, la Cina domanda meno materie prime e se c’è poca domanda i prezzi delle materie prime scenderanno ancora di più. Se scendono i prezzi delle materie prime i paesi come il Brasile se la caveranno peggio, i paesi che acquistano materie prime se la caveranno meglio; la crescita del mondo diminuirebbe e alcuni paesi andrebbero in crescita negativa.
  • Graduale restrizione nella politica monetaria americana: graduale crescita dei tassi di interesse americani

Alla fine di tutti questi elementi, se si verificassero queste cose, la crescita economica potrebbe essere soggetta a downside risks. Il Fondo Monetario negli anni passati è sempre stato più ottimista rispetto al vero (es. 2015).

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Vi sono poi altri rischi che sono quelli geopolitici: es. Isis che invade l’Italia. Ma sono rischi difficili da prevedere; altri tipo la guerra in Siria sono un po’ più facili da prevedere ma di difficile quantificazione.

Cosa è cambiato? Perché la crescita mondiale decelera?

Il mondo è diventato una house of debt. Nei paesi ricchi il debito pubblico ha preso il posto di quello privato. Nei paesi emergenti è aumentata soprattutto la componente privata del debito. Questo denota una situazione in cui in ogni paese la situazione non è molto diversa. Grigio: debito pubblico; nocciola: debito delle famiglie; azzurro: debito non finanziario.

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Il totale del debito dell’Italia è 259% su PIL. Il debito non è un male in assoluto l’importante è che sia sostenibile, cioè fintanto che vengano generate abbastanza risorse per pagare gli interessi sul debito e per restituirlo quando il debito diventa dovuto. Quando noi confrontiamo il debito pubblico con il PIL non dobbiamo spaventarci se è 280 rispetto a 100 perché quel debito non deve essere restituito tutto in un anno ma si spalma su tanti anni, il PIL invece è annuale. Questo ci porta anche a dire che non è che se i paesi avanzati hanno 280 e i paesi emergenti hanno 121 i paesi avanzati sono più rischiosi. La verità è che per un paese come la Romania non è facile indebitarsi, perché nessuno si compra un bond rumeno. Le aziende sistematicamente sono in debito. Ma senza debito non si cresce. Le famiglie devono stare però più attente ad indebitarsi.

Il debito italiano non è un livello di debito che viene ritenuto dai mercati insostenibile. Quindi questo grafico ci dice che i paesi avanzati hanno molto più debito rispetto ai paesi emergenti ed è molto aumentato nel corso del tempo. Se il debito cresce perché ci indebitiamo per crescere è un conto, se cresce perché siamo in crisi è un altro.

(DEFAULT: è quando un debitore deve ridare indietro dei soldi e non riesce a darli. Esiste anche il default parziale che è quando si ridà il capitale ma non i soldi dell’interesse)

Cosa centra l’house of debt con il fatto che le economie non crescono? Es. vi è una famiglia con tanto debito sulle spalle ma che vede la ripresa economia (es. un figlio che trova lavoro), queste sono ragioni per dire che il reddito famigliare aumenta ma non aumentano i consumi perché il reddito in più serve a ripagare il debito. Questo esempio vale anche per le aziende e per i governi. Nell’insieme si può dire che con tanto debito sulle spalle, famiglie, imprese e governi non spendono.

I mercati del largo consumo si basano ancora su movimenti che sono molto più lenti dei movimenti finanziari. La finanza è il capitalismo.

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Grafico dal 1820 al 2011 con quota di persone nel mondo che vivono in una situazione di povertà assoluta (persone che vivono con meno di un dollaro e 25 c. al giorno). Questo grafico serve a dire che nel 1820 il 95% della popolazione mondiale era in questa situazione, con la rivoluzione industriale in Inghilterra e le varie innovazioni che hanno fatto crescente l’occidente, oggi la frazione di persone che oggi sono ancora in povertà è intorno al 15%. La conclusione di questo ragionamento è che sicuramente il capitalismo di mercato è soggetto a crisi ricorrenti. Quello che però fa il capitalismo e che non sono stati capaci di fare altri meccanismi (es. comunismo) è di predisporre gli strumenti per affrontare le crisi.

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